Venerdì 22 Novembre 2019
Massimo Nobili
Aretino (amico di M. Florio) e la fonte storica italiana dell’Amleto PDF  | Stampa |
M.O. Nobili si cimenta in uno studio sull’individuazione del documento contenente la fonte storica italiana dell’Amleto, un’opera che ha un’influenza incalcolabile  sulla cultura mondiale (per Harold Bloom, “Dopo Gesù, Amleto è la figura più citata nella coscienza occidentale). Studi consolidati hanno acclarato, inequivocabilmente, che la fonte storica italiana dell’Amleto (e, in particolare, della recita a corte) è il presunto avvelenamento, attraverso le orecchie, del Duca d’Urbino, Francesco Maria I della Rovere, morto il 21 ottobre 1538 (Prof. Geoffrey Bullough [1935, 1978] e Prof. Giorgio Melchiori  [1994], anche sulla base di un precedente studio di Elisa Viani [1902]); allo stesso modo, viene ucciso il Re Amleto! L’Autore individua il documento scritto relativo a tale vicenda italiana; infatti, il Drammaturgo afferma che si tratta di una “storia documentata e scritta in italiano molto elegante” (Amleto III, ii, 256-257). Tale documento, ad avviso dell’A., è il fine e forbito documento giudiziario d’accusa (basato sulla confessione del barbiere del Duca), cioè il “processo ordito da’ ministri d’Urbino”, su ordine di Guidobaldo (figlio del Duca ucciso); “copia” di tale documento fu inviata da uno dei due presunti mandanti,  Luigi Gonzaga (lettera del 17 aprile 1540), insieme con la promessa di alcuni scudi, al “divino” Aretino, in quanto incaricato di studiare la documentazione, nella qualità di vero e proprio remunerato difensore di Luigi Gonzaga, nel processo medesimo, con forte risonanza mediatica. Aretino era, a sua volta, amico del, parimenti toscano, Michelangelo Florio (come da documentato carteggio); e a lui, a Venezia, dovette, verosimilmente, raccontare tale vicenda e soprattutto il fatto di possedere una copia del predetto documento, proveniente da una delle Corti più autorevoli d’Europa, nel quale si accusava espressamente Luigi Gonzaga di essere uno dei mandanti di un avvelenamento che, per le sue modalità, non aveva precedenti; “un caso unico nell’intera storia del teatro e della letteratura (Prof. Giovanni Ricci -2005). Anche John Florio conosceva tale vicenda, che - oltre a essergli stata, verosimilmente, raccontata (o tramandata tramite scritti) dal padre Michelangelo - è, comunque, descritta nelle Lettere inviate da Aretino e in quelle da lui ricevute (che il medesimo Johncertifica di aver letto per predisporre il suo dizionario del 1598 - si veda l’Appendice I, in calce allo studio, riferimenti bibliografici No. 65 e No. 18).
 
 
Aretino (M. Florio’s friend) and the Hamlet’s Italian historical source PDF  | Stampa |
M.O. Nobili engages in a study on the identification of the document containing the Italian historical source of Hamlet, a work that has an incalculable influence on world culture (for Harold Bloom, “After Jesus, Hamlet is the most cited figure in the Western conscience”).Well-established studies have unequivocally clarified that the Italian historical source of the Hamlet (and, in particular, of the recital at court) is the alleged poisoning, through the ears, of the Duke of Urbino, Francesco Maria I della Rovere, who died on 21 October 1538 (Prof. Geoffrey Bullough [1935, 1978] and Prof. Giorgio Melchiori [1994], also on the basis of a previous study by Elisa Viani [1902]); King Hamlet is equally killed! The Author identifies the written document relating to this Italian story; in fact, the Dramatist states that “The story is extant, and written in very choice Italian” (Hamlet III, ii, 256-257). This document, in the opinion of the Author, is the fine and polished judicial accusatory document (based on the confession of the Duke’s barber), that is the “accusatory procedure prepared by the ministers of Urbino”, by order of Guidobaldo (the murdered Duke’s son); “copy” of this document was sent by one of the two alleged principals, Luigi Gonzaga (letter on April 17th ,1540), together with the promise of some money, to the “divine” Aretino, who was charged with studying such documentation, in his quality of  a Luigi Gonzaga’s remunerated defender, in that complex dispute, with considerable media interest. Even John Florio knew this story, which - besides having been, probably, told (or handed down through writings) by his father Michelangelo - is, however, described in the Letters sent by Aretino and in the Letters that Aretino received (which John himself certifies to have read in order to prepare his dictionary of 1598 - See the Appendix I, at the bottom of the study, bibliographic references No. 65 and No. 18).
 
 
Michelangelo Florio and forgiveness; Shakespeare, “the real dramatist of forgiveness” (Von Balthasar). PDF  | Stampa |

1. M. O. Nobili examines two important letters, in Latin, sent by M. Florio to Cecil: i) in 1551, he denounced 14 of his parishioners for violation of religion (and recalled the strict Old Testament law); ii) in 1552, for his “act of fornication”, he asked for mercy (and recalled Jesus’ New Law of forgiveness in the New Testament).

 

2.  The play Measure for Measure by the Dramatist (as already perceived by R. Romani and I. Bellini-2012), seems a sort of autobiographical work, on the basis of the story that is documented by the said letters.

 

3. Some passages from Michelangelo’s letter of 1552 (on the themes of justice and mercy, already expressed by Aretino in hisSeven Psalms of 1534 and in his letter to Henry VIII of 1542) are -in an impressive way- found, translated into English, in Portia’s speech in praise of mercy (in The Merchant of Venice )!

 

4. Shakespeare is “the real dramatist of forgiveness”, according to Hans Urs von Balthasar, in his “Excursus: Shakespeare and Forgiveness”; the transition from equalizing justice [i.e., from the Old Testament law of retaliation, “An eye for an eye and a tooth for a tooth”] to mercy is one of the innermost motive forces of his art”.

 

Michelangelo Florio and forgiveness (960.93 kB)

 
Michelangelo Florio e il perdono: Shakespeare, “il vero drammaturgo del perdono” (von Balthasar) PDF  | Stampa |

1. M. O. Nobili esamina due importanti lettere, in latino, inviate da M. Florio a Cecil: i) nel 1551, egli denunciava 14  suoi parrocchiani per violazione della religione (e richiamava la rigorosa legge del Vecchio Testamento); ii) nel 1552, per un suo “atto di fornicazione”, chiedeva misericordia (e richiamava la Nuova Legge del perdono di Gesù nel Nuovo Testamento).

 

2. L’opera Misura per misura  del Drammaturgo (come già percepito da R. Romani e I. Bellini-2012), sembra una sorta di opera autobiografica, sulla scorta della vicenda documentata nelle citate lettere.

 

3. Alcuni brani della lettera di Michelangelo del 1552 (sui temi della giustizia e della misericordia, da Aretino, già, espressi nei Sette Salmi del 1534 e in una lettera a Enrico VIII del 1542) si ritrovano,in modo impressionante,  tradotti in inglese, nel discorso di Porzia in lode della misericordia (ne Il mercante di Venezia)! 

 

4. Shakespeare è “il vero drammaturgo del perdono”, secondo Hans Urs von Balthasar, nel suo “Excursus: Shakespeare e il perdono; il “trapasso dalla giustizia compensativa [cioè dalla legge veterotestamentaria del taglione, dell’“occhio per occhio, dente per dente”] alla misericordia è una delle molle moventi più profonde dell’arte del Drammaturgo”.

Michelangelo Florio e il perdono (1.37 MB)

 
La “malinconia” di Francesco Spiera (descritta da Pier Paolo Vergerio) e la “malinconia” di Amleto (Spunti per una ricerca). PDF  | Stampa |

M. O. Nobili, in questo studio avanza una nuova tesi circa la “malinconia” di Amleto. Secondo gli studiosi (Proff. Giorgio Melchiori e Paolo Bertinetti), una “fonte” della “malinconia” di Amleto, sarebbe il Trattato della Malinconia di Timothy Bright (1586). Ad avviso di Nobili, una fonte precedente potrebbe aver influenzato il Drammaturgo: la tragica vicenda  di Francesco Spiera (in Cittadella e Padova), come narrata e pubblicata da Pier Paolo Vergerio nel 1551 a Poschiavo e la cui storia si diffuse in tutta Europa. Lo Spiera, dopo aver pubblicamente abiurato alla sua fede evangelica, cadde in una “maliconia” profonda che lo condusse sino alla morte (1548). Vergerio, profondamente impressionato da tale vicenda (della quale era stato il più importante diretto testimone), evitò di abiurare alla propria fede e fuggì in esilio religionis causa in Svizzera (1549); a Tubinga, Vergerio fu sovrintendente all’educazione di John Florio dal 9 maggio 1563 sino alla propria morte (4 maggio 1565).  

La malinconia di Francesco Spiera (514.2 kB)

 
Francesco Spiera’s “melancholy” (as described by Pier Paolo Vergerio) and Hamlet’s “melancholy"(Ideas for a research). PDF  | Stampa |

 M. O. Nobili, in this study puts forward a new thesis about Hamlet’s “melancholy”. According to scholars (Prof. Giorgio Melchiori and Paolo Bertinetti), a “source” of Hamlet’s “melancholy” is the Treatise of melancholie by Timothy Bright (1586). According to Nobili, a previous source may have influenced the Dramatist: Francesco Spiera’s tragic history (in Cittadella and Padua), as narrated and published by Pier Paolo Vergerio in 1551 in Poschiavo and whose vicissitude spread throughout Europe. Spiera, after having publicly abjured his evangelical faith, fell into a profound “melancholy” that led him to his death (1548). Vergerio, deeply impressed by this story (of which he had been the most important direct witness), avoided abjuring his faith and fled into exile, religionis causa, in Switzerland (1549); in Tübingen, Vergerio was superintendent of John Florio’s education from 9 May 1563 until his death (4 May 1565).

Francesco Spiera’s melancholy (371.14 kB)

 
Michelangelo Florio e John Florio, presentazione vita in sintesi PDF  | Stampa |

Di seguito un sintetico schema sulla vita e sulle opere dei Florio come avvio alla conferenza da tenersi presso il Silvano Toti Globe Theatre di Roma il 23 giugno 2019.

Michelangelo Florio e John Florio presentazione vita in sintesi (296.22 kB)

 

 

 
Resolute Iohannes PDF  | Stampa |

S. Gerevini e M. O. Nobili (partendo da una ricerca originale di S. Gerevini -2008 - e da alcune intuizioni di S. Paladino -1955) illustrano alcuni spunti di riflessione (per una ricerca più approfondita) circa la possibile individuazione di quell’’“absolute Iohannes  fac totum”, contro cui Robert Greene inveì, nella sua opera “Groats-worth of Witte” (1592), e nel quale, generalmente, gli studiosi hanno ritenuto di riconoscere l’autore delle opere shakespeariane. Con riguardo a tale brano, comunque interessante, di Greene, gli AA. si basano sull’analisi di quattro documenti (compreso  il brano del medesimo Greene):

I) la lettera di referenze in latino (28 settembre 1585), destinata a circolare negli ambienti londinesi, sottoscritta dall’Ambasciatore di Francia a Londra, nella quale Iohannes Florius  è inequivocabilmente descritto (oltre che come istitutore e interprete/traduttore) anche, ma solo saltuariamente, come un vero e proprio “fac totum”;

II) la feroce critica del Resolute Iohannes Florius contro Greene, nel 1591, in occasione della dedica dei suoi Second Frutes (Greene è paragonato a una “mole-hill”- il minuscolo rialzo di terra vicino alla tana di una talpa – essendo Greene considerato da Florio come un poeta di nessun rilievo);

III) l’epistola al lettore del dizionario del 1598, ove John Florio racconta, sostanzialmente, come un suo nemico, “H.S.”, a seguito della pubblicazione dei suoi Second Frutes (1591), avesse modificato (evidentemente sulla base della predetta lettera di referenze) la sua firma di Resolute Iohannes Florius, in Resolute Iohannes fac totum;

IV) l’invettiva di Robert Greene, nel “Groats-worth of Witte” (1592), ove l’epiteto di Resolute Iohannes fac totum (attribuito da “H.S.” a John Florio) viene ulteriormente modificato (per assonanza) in absolute Iohannes fac totum; cioè, giusta questa nostra tesi, Iohannes Florius sarebbe, secondo Greene, solo un absolute fac totum, non un letterato importante, ma uno che è “del tutto”  e soltanto un “mero” fac totum.  Infine, Carla Rossi (2018) rileva come l’espressione inglese Jack of all trades (il cui significato Jonathan Bate- 1997- attribuisce a “Iohannes fac totum”) non sia attestata  sino al 1618.

Resolute Iohannes (932.7 kB)

For English readers, an English abstract is available in the text, as well as  the Authors' translation into English of the cited letter of reference on September 28, 1585.

 
I Florio e Shakespeare PDF  | Stampa |

Si tratta della relazione predisposta da Saul Gerevini, Corrado Panzieri e Massimo Oro Nobili sullo stato degli studi concernenti i Florio e Shakespeare, per l’occasione del Secondo dei dibattiti sui Florio (14/02/2019), organizzati da Stefano Reali. Il dibattito si è svolto nella sala del teatro Lo Spazio in Roma, prima della rappresentazione serale della pièce teatrale “La Volpe e il Leone”, ove sono protagonisti assoluti (insieme con Miguel de Cervantes) Michelangelo Florio e il figlio John Florio (due grandi, e poco conosciuti, letterati e lessicografi), i quali raccontando la storia della loro vita, finiscono per affrontare la dibattuta questione della paternità delle opere di Shakespeare. Il dibattito, ampio ed articolato, è stato sapientemente introdotto e moderato da Stefano Reali, in un clima di pacata serenità e rispetto di tutte le idee diversamente e liberamente argomentate, davanti a un pubblico che ha dimostrato grande interesse e partecipazione. Al dibattito hanno preso parte alcuni cultori degli studi sui Florio (Saul Gerevini, Massimo Oro Nobili e Davide Gucci, a sostegno della “tesi Floriana”, relativamente all’attribuzione delle opere shakespeariane); inoltre, un’anglista di chiara fama ha onorato il dibattito con la sua presenza (la Prof.ssa Daniela Guardamagna, a fermo sostegno della tesi “ortodossa”, relativamente all’attribuzione delle opere stesse); infine, Elvira Siringo ha illustrato alcune interessanti, personali tesi circa i Sonetti di Shakespeare.  I dibattiti sui Florio, organizzati da Stefano Reali (e collegati alla sempre più rielaborata e avvincente sua pièce teatrale, e con l’interpretazione di grandi attori!), sono ormai divenuti un importante  e periodico appuntamento per una riflessione su tali importanti e sconosciuti letterati; non resta che auspicare un prossimo, terzo, di questi utili dibattiti!

I Florio e Shakespeare 12 FEBBRAIO 2019 (858.61 kB)

 
The genesis of John Florio’s first dictionary (1598): ideas for a research PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili, on the basis of  the studies by Frances Yates (1934) and by Prof. Lamberto Tassinari (2008), points out that: on the one hand, (i) in the address “To the Reader” of his  first dictionary (1598), John Florio emphasizes  the fundamental importance of his father Michelangelo’s monolingual manuscript Italian dictionary, on the genesis of his own bilingual Italian-English dictionary; on the other hand, (ii) in the “Epistle Dedicatorie” of the same bilingual dictionary, John clearly and openly claims his own exclusive merits in the translation of Italian words into English. It was practically impossible for John to create his first grandiose bilingual vocabulary by himself, without the basis of an extended Italian monolingual dictionary! It is a very important, documentedmodus operandi”: the paternal “materials” are reworked and translated into English by John!  It is amodus operandi”that, in accordance with “the Floriana thesis” by Santi Paladino, will be replicated also in Second Fruits and still in the plays that will be attributed to William of Stratford. 

 

The genesis of John Florio's first dictionary (278.83 kB)

 
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