Venerdì 03 Aprile 2020
Massimo Nobili
“Floreat ultra Florius”: che John Florio non sia dimenticato! PDF  | Stampa |

M.O. Nobili riferisce brevemente su due recenti studi del Prof. Manfred Pfister (“Floreat Florio”, 2015) e del Prof. Hermann G. Haller (“‘Floreat Florius’:un promotore della lingua e cultura italiana negli anni di Shakespeare”, 2018), che sottolineano, già nel titolo, l’auspicio di tali autorevoli studiosi, circa l’importanza degli studi sulle opere di John Florio, a evitare che la sua figura sia dimenticata!Tali studi, nel loro titolo, ricordano la parte dell’epigramma latino che John Florio pose in calce al suo ritratto, nel dizionario del 1611: “Floreat ultra Florius”, “Che Florio fiorisca ulteriormente”, cioè anche dopo il 1611!

Floreat ultra, Florius (397.66 kB)

 
Luigi Groto, John Florio e Shakespeare: spunti per una ricerca PDF  | Stampa |

M. O. Nobili indaga sulla figura di Luigi Groto,  un letterato, invero, oggi poco conosciuto in Italia, attraverso gli studi fondamentali della Prof. Barbara Spaggiari sui rapporti fra le opere di Luigi Groto e quelle di Shakespeare (in particolare, fra la tragedia Adriana di Groto e il dramma Romeo and Juliet di Shakespeare).John Florio è, anche in questo caso, ritenuto dalla Prof. Spaggiari come una sorta di “informatore” di Shakespeare, un “mediatore linguistico” [traduttore].Intertestualità”, o “imitatio(rielaborazione innovativa -nella lingua inglese, nella specie- di testi letterari italiani preesistenti), o “innovatio”? Aldilà della terminologia, e affrontando il profilo sostanziale della questione, i “prestitifloriani in Shakespeare presuppongono, a nostro avviso, un’esegesi e un’analisi linguistica delle “fonti” italiane rinascimentali, che solo Florio poteva eseguire sui testi scritti italiani! Infine, si segnalano (come già illustrato da Marianna Iannaccone) due studi pubblicati in un medesimo recente volume (2017): 1) lo studio di Robert Henke evidenzia come la Commedia dell’arte italiana  influì sull’opera di Shakespeare (specie  tramite Angelo Beolco, detto Ruzzante); le 26 opere (lette da John Florio) facenti parte di questo genere comprendono anche 3 opere di Luigi Groto;  2) lo studio di Giulia Harding e Chris Stamatakis rileva che, già dal 1575, John Florio non era solo un mero studioso della lingua e della cultura italiana, ma era anche collegato con il mondo teatrale inglese, tanto che importanti componenti della compagnia dei “Leicester’s men” gli tributarono versi di lode in apertura dei “First Fruits” del 1578 (una prova documentale assai importante!).

Luigi Groto (677.19 kB)

 
Riflessioni sulla pièce teatrale di Stefano Reali “Shakespeare & Cervantes in Ghost Writer”. PDF  | Stampa |

La pièce teatrale di Stefano Reali, “Shakespeare & Cervantes in Ghost Writer” (rappresentata a giugno del 2019 nel Silvano Toti Globe Theatre di Roma) costituisce un’opera teatrale unica nel suo genere, avendo il merito di far rivivere sul palcoscenico la vicenda straordinaria di Michelangelo e John Florio, gli autori (secondo la “tesi floriana” di Santi Paladino -1955) delle opere di Shakespeare. M. O. Nobili prende spunto da tale opera teatrale, per alcune brevi riflessioni e per pubblicare anche (in Appendice I) il nutrito elenco degli studi (di accademici e di studiosi indipendenti), che sostengono, con argomentazioni oggettivamente autorevoli, l’authorship di John Florio.

Riflessioni sulla pièce teatrale di Stefano Reali (538.05 kB)

 
La Rivista dell’Accademia dei Rozzi (n. 51/2019) PDF  | Stampa |

 

La Rivista dell’Accademia dei Rozzi (n. 51/2019): Michelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare? (a cura  di Istituto di Studi Floriani)

Dopo l’Accademia della Crusca (fondata a Firenze nel 1585) - che, nel proprio comunicato del 13 novembre 2013, celebrava, in termini entusiastici, il vocabolario italiano-inglese di John Florio del 1598 (in occasione della pubblicazione di tale dizionario, A Worlde of Wordesa critical edition, with an introduction by Herman W. Haller, corrispondente estero dell’Accademia, University of Toronto Press, 2013) -  nel 2019, è ora anche la Rivista della storica Accademia dei Rozzi (la più antica Accademia senese, fondata nel 1531) a occuparsi di Michelangelo Florio e del figlio John Florio, pubblicando una breve presentazione (a cura di Istituto di Studi Floriani)  sullo stato degli studi concernenti il rapporto fra tali illustri (ma poco conosciuti) umanisti e Shakespeare, dal titolo: “Michelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare?” (l'Istituto di Studi Floriani è, nei fatti, un'altra vera e propria Accademia, fondata da Corrado Sergio Panzieri e Saul Gerevini)

L’auspicio è, al tempo stesso, anche quello di gettare qualche ulteriore luce sul teatro dei Rozzi!

Nel ringraziare doverosamente la Rivista e tutta l’Accademia dei Rozzi, previa gentile autorizzazione, indichiamo qui di seguito il link ufficiale della Rivista ove è pubblicato on-line l'intero, interessantissimo, fascicolo di tale Rivista,  Anno XXVI/2 - 2019 - N. 51; lo studio (a cura di Istituto di Studi Floriani) concernenteMichelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare?può leggersi alle pp. 88-91:

  http://www.accademiadeirozzi.it/riviste/ 

 

Si segnala, infine, che “La Rivista [dell'Accademia dei Rozzi] invita gli studiosi di questa querelle ad intervenire con contributi argomentati”.

 
Alberico Gentili e John Florio PDF  | Stampa |

Autorevoli studiosi della vita e delle opere di John Florio hanno sottolineato come vi sia una prova documentale e inconfutabile, che dimostra l’importante rapporto di amicizia e di stima che legò i due grandi esuli a Londra, per motivi di religione, il Giurista Alberico Gentili e il letterato John Florio.

Ci si intende riferire alla presenza, di un sonetto di Alberico Gentili, che fu pubblicato da John Florio, nel suo dizionario del 1611, intitolato Queen’s Anna New Worlde of Wordes1; tale dizionario del 1611, seguiva a quello precedente di John Florio del 1598, intitolato A Worlde of Wordes .

Il sonetto di Alberico Gentili è pubblicato subito dopo il frontespizio dell?opera e dopo le due dediche dello stesso John (in italiano e in inglese) indirizzate alla Regina Anna d?Inghilterra, moglie del Re Giacomo I.

Gentili e Florio (364.8 kB)

 
Aretino (amico di M. Florio) e la fonte storica italiana dell’Amleto PDF  | Stampa |
M.O. Nobili si cimenta in uno studio sull’individuazione del documento contenente la fonte storica italiana dell’Amleto, un’opera che ha un’influenza incalcolabile  sulla cultura mondiale (per Harold Bloom, “Dopo Gesù, Amleto è la figura più citata nella coscienza occidentale). Studi consolidati hanno acclarato, inequivocabilmente, che la fonte storica italiana dell’Amleto (e, in particolare, della recita a corte) è il presunto avvelenamento, attraverso le orecchie, del Duca d’Urbino, Francesco Maria I della Rovere, morto il 21 ottobre 1538 (Prof. Geoffrey Bullough [1935, 1978] e Prof. Giorgio Melchiori  [1994], anche sulla base di un precedente studio di Elisa Viani [1902]); allo stesso modo, viene ucciso il Re Amleto! L’Autore individua il documento scritto relativo a tale vicenda italiana; infatti, il Drammaturgo afferma che si tratta di una “storia documentata e scritta in italiano molto elegante” (Amleto III, ii, 256-257). Tale documento, ad avviso dell’A., è il fine e forbito documento giudiziario d’accusa (basato sulla confessione del barbiere del Duca), cioè il “processo ordito da’ ministri d’Urbino”, su ordine di Guidobaldo (figlio del Duca ucciso); “copia” di tale documento fu inviata da uno dei due presunti mandanti,  Luigi Gonzaga (lettera del 17 aprile 1540), insieme con la promessa di alcuni scudi, al “divino” Aretino, in quanto incaricato di studiare la documentazione, nella qualità di vero e proprio remunerato difensore di Luigi Gonzaga, nel processo medesimo, con forte risonanza mediatica. Aretino era, a sua volta, amico del, parimenti toscano, Michelangelo Florio (come da documentato carteggio); e a lui, a Venezia, dovette, verosimilmente, raccontare tale vicenda e soprattutto il fatto di possedere una copia del predetto documento, proveniente da una delle Corti più autorevoli d’Europa, nel quale si accusava espressamente Luigi Gonzaga di essere uno dei mandanti di un avvelenamento che, per le sue modalità, non aveva precedenti; “un caso unico nell’intera storia del teatro e della letteratura (Prof. Giovanni Ricci -2005). Anche John Florio conosceva tale vicenda, che - oltre a essergli stata, verosimilmente, raccontata (o tramandata tramite scritti) dal padre Michelangelo - è, comunque, descritta nelle Lettere inviate da Aretino e in quelle da lui ricevute (che il medesimo Johncertifica di aver letto per predisporre il suo dizionario del 1598 - si veda l’Appendice I, in calce allo studio, riferimenti bibliografici No. 65 e No. 18).
 
 
Aretino (M. Florio’s friend) and the Hamlet’s Italian historical source PDF  | Stampa |
M.O. Nobili engages in a study on the identification of the document containing the Italian historical source of Hamlet, a work that has an incalculable influence on world culture (for Harold Bloom, “After Jesus, Hamlet is the most cited figure in the Western conscience”).Well-established studies have unequivocally clarified that the Italian historical source of the Hamlet (and, in particular, of the recital at court) is the alleged poisoning, through the ears, of the Duke of Urbino, Francesco Maria I della Rovere, who died on 21 October 1538 (Prof. Geoffrey Bullough [1935, 1978] and Prof. Giorgio Melchiori [1994], also on the basis of a previous study by Elisa Viani [1902]); King Hamlet is equally killed! The Author identifies the written document relating to this Italian story; in fact, the Dramatist states that “The story is extant, and written in very choice Italian” (Hamlet III, ii, 256-257). This document, in the opinion of the Author, is the fine and polished judicial accusatory document (based on the confession of the Duke’s barber), that is the “accusatory procedure prepared by the ministers of Urbino”, by order of Guidobaldo (the murdered Duke’s son); “copy” of this document was sent by one of the two alleged principals, Luigi Gonzaga (letter on April 17th ,1540), together with the promise of some money, to the “divine” Aretino, who was charged with studying such documentation, in his quality of  a Luigi Gonzaga’s remunerated defender, in that complex dispute, with considerable media interest. Even John Florio knew this story, which - besides having been, probably, told (or handed down through writings) by his father Michelangelo - is, however, described in the Letters sent by Aretino and in the Letters that Aretino received (which John himself certifies to have read in order to prepare his dictionary of 1598 - See the Appendix I, at the bottom of the study, bibliographic references No. 65 and No. 18).
 
 
Michelangelo Florio and forgiveness; Shakespeare, “the real dramatist of forgiveness” (Von Balthasar). PDF  | Stampa |

1. M. O. Nobili examines two important letters, in Latin, sent by M. Florio to Cecil: i) in 1551, he denounced 14 of his parishioners for violation of religion (and recalled the strict Old Testament law); ii) in 1552, for his “act of fornication”, he asked for mercy (and recalled Jesus’ New Law of forgiveness in the New Testament).

 

2.  The play Measure for Measure by the Dramatist (as already perceived by R. Romani and I. Bellini-2012), seems a sort of autobiographical work, on the basis of the story that is documented by the said letters.

 

3. Some passages from Michelangelo’s letter of 1552 (on the themes of justice and mercy, already expressed by Aretino in hisSeven Psalms of 1534 and in his letter to Henry VIII of 1542) are -in an impressive way- found, translated into English, in Portia’s speech in praise of mercy (in The Merchant of Venice )!

 

4. Shakespeare is “the real dramatist of forgiveness”, according to Hans Urs von Balthasar, in his “Excursus: Shakespeare and Forgiveness”; the transition from equalizing justice [i.e., from the Old Testament law of retaliation, “An eye for an eye and a tooth for a tooth”] to mercy is one of the innermost motive forces of his art”.

 

Michelangelo Florio and forgiveness (960.93 kB)

 
Michelangelo Florio e il perdono: Shakespeare, “il vero drammaturgo del perdono” (von Balthasar) PDF  | Stampa |

1. M. O. Nobili esamina due importanti lettere, in latino, inviate da M. Florio a Cecil: i) nel 1551, egli denunciava 14  suoi parrocchiani per violazione della religione (e richiamava la rigorosa legge del Vecchio Testamento); ii) nel 1552, per un suo “atto di fornicazione”, chiedeva misericordia (e richiamava la Nuova Legge del perdono di Gesù nel Nuovo Testamento).

 

2. L’opera Misura per misura  del Drammaturgo (come già percepito da R. Romani e I. Bellini-2012), sembra una sorta di opera autobiografica, sulla scorta della vicenda documentata nelle citate lettere.

 

3. Alcuni brani della lettera di Michelangelo del 1552 (sui temi della giustizia e della misericordia, da Aretino, già, espressi nei Sette Salmi del 1534 e in una lettera a Enrico VIII del 1542) si ritrovano,in modo impressionante,  tradotti in inglese, nel discorso di Porzia in lode della misericordia (ne Il mercante di Venezia)! 

 

4. Shakespeare è “il vero drammaturgo del perdono”, secondo Hans Urs von Balthasar, nel suo “Excursus: Shakespeare e il perdono; il “trapasso dalla giustizia compensativa [cioè dalla legge veterotestamentaria del taglione, dell’“occhio per occhio, dente per dente”] alla misericordia è una delle molle moventi più profonde dell’arte del Drammaturgo”.

Michelangelo Florio e il perdono (1.37 MB)

 
La “malinconia” di Francesco Spiera (descritta da Pier Paolo Vergerio) e la “malinconia” di Amleto (Spunti per una ricerca). PDF  | Stampa |

M. O. Nobili, in questo studio avanza una nuova tesi circa la “malinconia” di Amleto. Secondo gli studiosi (Proff. Giorgio Melchiori e Paolo Bertinetti), una “fonte” della “malinconia” di Amleto, sarebbe il Trattato della Malinconia di Timothy Bright (1586). Ad avviso di Nobili, una fonte precedente potrebbe aver influenzato il Drammaturgo: la tragica vicenda  di Francesco Spiera (in Cittadella e Padova), come narrata e pubblicata da Pier Paolo Vergerio nel 1551 a Poschiavo e la cui storia si diffuse in tutta Europa. Lo Spiera, dopo aver pubblicamente abiurato alla sua fede evangelica, cadde in una “maliconia” profonda che lo condusse sino alla morte (1548). Vergerio, profondamente impressionato da tale vicenda (della quale era stato il più importante diretto testimone), evitò di abiurare alla propria fede e fuggì in esilio religionis causa in Svizzera (1549); a Tubinga, Vergerio fu sovrintendente all’educazione di John Florio dal 9 maggio 1563 sino alla propria morte (4 maggio 1565).  

La malinconia di Francesco Spiera (514.2 kB)

 
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