Domenica 16 Maggio 2021
Il “perder tempo” in Dante (“Purgatorio”), negli Intronati di Siena (“Gl’Ingannati”), e in Shakespeare (“Love’s Labour’s Lost”)
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Venerdì 26 Marzo 2021 09:26

Nel presente studio, Massimo Oro Nobili, a 700 anni dalla morte di Dante, indaga su un tema fondamentale, nella vita umana, quello del grande “valore del tempo”, “che non va sprecato”, in merito al quale, Dante (XIV sec.) aveva affermato, in via generale, come “perder tempo a chi più sa più spiace” (Purgatorio, Canto III,78). Gli Intronati di Siena (XVI sec.), nel loro capolavoro Gl’Ingannati, riprendono tale tema dantesco, affrontandolo, però, nell'ambito di uno dei temi cruciali di tale loro opera (invero, sinora, non investigato dagli studiosi), quello del tempo impiegato nelle pene di un amore perduto: allora il dibattito si accende fra Flamminio (che, contrastando l’affermazione, posta in via generale da Dante, afferma categorico: “perder questo tempo mi piace”, volendo esprimere un concetto, invero, assai profondo, quello che oggi è definito “il tempo di elaborazione del lutto per la perdita di un amore”) e Lelia (che, in accordo con Dante, invece, afferma, rivolgendosi a Flamminio: “Voi perdete il tempo”). Infine (Prof. Hilary Gatti -1998), “chez [John] Florio” la “commedia senese de Gli ingannati non disponibile in traduzione” raggiunse “Shakespeare [che la] ha senz’altro utilizzata come fonte”: e il titolo dell'opera shakespeariana Love’s Labour’s Lost sembra dare ragione a Dante: è fatica e tempo perso,  anche quello impiegato nella pena d'amore.

 

Il perder tempo in Dante (508.6 kB)

 
Tasso tra Amleto e Segismundo
Scritto da Giampiero Giampieri   
Lunedì 15 Marzo 2021 17:26

Questo saggio, nato dall'ammirazione di chi scrive per la poesia e la figura di Torquato Tasso, intende contribuire a ridare al poeta italiano il posto che gli spetta nel contesto della letteratura europea del Seicento. Nell'800 e nel '900, i nostri critici non seppero più o non vollero intuire la bellezza e la profondità di quella poesia 'cattolica.' Preferirono vedere in lui un cortigiano pavido, un servo avvilito e sconfitto del potere costituito. Invece il Tasso fu un 'faro' (così avrebbe detto Baudelaire) che illuminò la mente dei due sommi che crearono i personaggi di Hamlet e di Segismundo." 

 

Tasso tra Amleto e Segismundo (1.06 MB)

 
La stella di Shakespeare
Scritto da Davide Gucci   
Lunedì 15 Marzo 2021 17:24

Con il prologo dell’Amleto, Shakespeare ci parla di un evento astronomico accaduto trent’anni prima della sua messa in scena e che ci testimonia di un suo sguardo verso la disputa attorno ai modelli celesti ed i fenomeni astronomici accaduta a Londra negli anni precedenti all’arrivo di William da Stratford. Lo sguardo che Shakespeare mostra nelle sue opere oscilla tra due immagini complementari: da una parte avvicinava il pubblico dell’epoca tramite una visione arcaica (che riconosce in questi inaspettati eventi profezie e sventure), dall’altra inserire elementi che rivelano una visione molto più simile alla visione post-copernicana espressa da Giordano Bruno. Una visione generale che ancora una volta avvicina l’apporto di John Florio alle opere di Shakespeare.

 

La stella di Shakespeare (1.75 MB)

 
Da “words like swords” (J. Florio) a “words like daggers” (Amleto)
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Venerdì 12 Marzo 2021 19:49

Massimo Oro Nobili indaga, in questo studio, sulla “genesi” “floriana” delle parole pronunciate da Gertrude (divenuta moglie del fratricida Re Claudio), a fronte delle parole “acuminate” del figlio Amleto: “Oh non mi parlare più; queste parole come pugnali (“words like daggers”) m’entrano negli orecchi” (Atto III, Scena iv, 94-95).

 

Words like swords (388.28 kB)

 
L’invettiva di Ochino contro Venezia (1542), in Shakespeare
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Venerdì 12 Marzo 2021 19:48
Massimo Oro Nobili indaga su una vicenda (invero, poco conosciuta), quella dell’invettiva pronunciata, contro Venezia (1542), dal più grande predicatore della Riforma, in Italia, il frate senese Bernardino Ochino e propone l'esistenza di una importante “traccia” di tale invettiva, nell'opera shakespeariana Love’s Labour’s Lost, la fonte della cui trama è ritenuta indiscutibilmente (dagli studiosi) un’opera dell’Accademia degli Intronati di Siena.
 
 
Vittoria Colonna e Amleto
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Venerdì 12 Marzo 2021 19:46
Massimo Oro Nobili indaga, in questo studio, su una sublime immagine della più grande poetessa del Rinascimento italiano, Vittoria Colonna, contenuta nella lettera, dalla medesima inviata, il 20 settembre 1524, al suo amico Baldassarre Castiglione, dopo aver letto una prima “bozza” della celeberrima opera il “Cortegiano”. La poetessa si congratula col Castiglione e afferma che, per descrivere le qualità morali del perfetto uomo di corte, Castiglione ha descritto le proprie, autobiografiche interiori qualità morali, “con…tenere uno specchio denanzi, et considerare le interne… parti sue”. L’identica, sublime immagine, tradotta letteralmente in lingua inglese, è descritta con riguardo a una delle scene shakespeariane più drammatiche, quando Amleto (Atto III, scena iv, 18-19) dice alla madre: “Io vi metto dinnanzi uno specchio in cui voi potete vedere la interna parte di voi”.
 
 
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