Venerdì 05 Marzo 2021
John Florio, lo “small Latin” di Shakespeare e il “First Folio”
Scritto da Massimo Oro Nobili e Saul Gerevini   
Mercoledì 27 Gennaio 2021 09:34

Saul Gerevini e Massimo Oro Nobili indagano, in questo studio, sul problema della “scolarizzazione” di William Shakespeare, ponendo in collegamento una scenetta di uno scolaro diligente, di nome William, che apprende le prime nozioni di latino (in “Merry Wives”) e l'affermazione di Ben Jonson (1623) circa lo “small Latin” di William Shakespeare. L?analisi del First Folio (alla luce degli studi di Saul Frampton del 2013) suggerisce agli Autori di proporre un nuovo approccio sull?argomento.

Small Latin (705.51 kB)

 
La Rivista dell’Accademia dei Rozzi (n. 53/2020): “Dal Rozzo Angelo Cenni il Risoluto al Resolute John Florio”
Scritto da Saul Gerevini e Corrado Panzieri   
Lunedì 18 Gennaio 2021 12:01

Dopo una prima pubblicazione, a cura dell’Istituto Studi Floriani,  sulla Rivista dell’Accademia dei Rozzi (“Michelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare?” , n. 51/2019, in  http://www.accademiadeirozzi.it/riviste/ pp. 88-91), la Rivista dell’Accademia dei Rozzi ha recentemente pubblicato ancora un nuovo breve studio, sempre a cura dell'Istituto Studi Floriani: “Dal Rozzo Angelo Cenni il Risoluto al Resolute John Florio”.  Nello studio, si tratta  di quel “nome ‘accademico’ vero e proprio”, di“Resolute” (come acutamente suppone la Prof  Laura Orsi, 2016), che John Florio usò, a partire dal 1591. Nella pubblicazione, si fa riferimento a un recente studio di  Massimo Oro Nobili (2020), il quale concordando con la tesi avanzata dalla Prof. Laura Orsi,  a sua volta,  sostiene la tesi che John Florio (profondo conoscitore dei tanti “nomi accademici” dei letterati italiani) abbia voluto seguire (nel suo appellativo inglese) le orme del commediografo Angelo Cenni, detto il “Risoluto”, uno dei fondatori e più illustri soci della Congrega dei Rozzi di Siena; gettando, in tal modo, metaforicamente, un vero e proprio significativo “ponte” di collegamento fra le “sue” opere teatrali (quelle “shakespeariane”, da lui necessariamente scritte “in incognito”, giusta la “tesi floriana”) e le fonti di tali opere, le importan­ti opere teatrali nate in Italia (comprese quelle meravigliose, composte a Siena)!.

Nel ringraziare doverosamente la Rivista e tutta l’Accademia dei Rozzi, previa gentile autorizzazione, indichiamo qui di seguito il link ufficiale della Rivista ove è pubblicato on-line l'intero, interessantissimo, fascicolo di tale Rivista,  Anno XXVII/2 - 2020 - N. 53; lo studio (a cura di Istituto di Studi Floriani) concernente “Dal Rozzo Angelo Cenni il Risoluto al Resolute John Florio” può leggersi alle pp. 66-69:

 

 http://www.accademiadeirozzi.it/riviste/

 
L’“alidilà” (“The undiscovered country”) nel monologo di Amleto e John Florio - Note minime
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Lunedì 18 Gennaio 2021 11:56

Massimo Oro Nobili indaga sul celeberrimo terzo soliloquio di Amleto (1600-1601) e, in particolare, sulla definizione dell’“aldilà”, resa mediante uno straordinario imagery, una strabiliante metafora, che richiama la terminologia propria dei “viaggiatori trans-oceanici” (“travellers”) in una terra inesplorata (“The undiscovered country”); un’eccezionale metafora che reca l’impronta indelebile e inconfondibile di John Florio, che già nel 1580, aveva pubblicato la traduzione (dall’italiano in inglese) delle imprese dell’esploratore Jacques Cartier, in un volume, il cui titolo terminava proprio con le parole “Travellers, and Discoverers”.

The undiscovered country (500.4 kB)

 
Marc Goldschmit, John Florio sous le masque de Shake-speare (2016) - Recensione
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Lunedì 18 Gennaio 2021 11:55

Massimo Oro Nobili, dedica qui una breve recensione all'importante studio del Prof. Marc Goldschmit (Professeur agrégé de philosophie), John Florio sous le masque de Shake-speare (2016) [John Florio sotto la maschera di Shake-speare]; uno studio che mantiene tutta la sua originalità e attualità, anche a distanza di oltre quattro anni dalla sua pubblicazione. In tale recensione (che è anche l'occasione per svolgere ulteriori brevi riflessioni sul tema) si dà brevemente conto, partitamente, del contenuto dei cinque paragrafi che compongono lo studio medesimo.

John Florio sous le masque de Shake-speare (978.14 kB)

 
Una rimediabile “lacuna” negli studi del “carteggio” aretiniano
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Mercoledì 09 Dicembre 2020 09:03

Massimo Oro Nobili - fortuitamente immersosi negli studi aretiniani  nell’ambito dei propri studi su John Florio (grandissimo conoscitore delle opere di Aretino) - segnala “costruttivamente” all’attenzione degli  Onorevoli Membri del Comitato Scientifico della prestigiosa “Edizione Nazionale delle Opere di  Pietro Aretino”, una rimediabile “lacuna” da lui rilevata, nell’ambito degli studi aretiniani, riguardante il fondamentale “carteggio” aretiniano (ben otto lettere!) relativo alla “presunta” morte per avvelenamento, per via auricolare, del Duca d’Urbino Francesco Maria I della Rovere (dedicatario del Primo libro delle Lettere e “personaggio chiave” dell’intero “corpus” del “carteggio” aretiniano); Nobili considera, in particolare, tre edizioni “critiche” (due pubblicate nel 1998 e una nel 2000) della fondamentale lettera di Aretino a Luigi Gonzaga, con data 21 agosto 1538 (ove non è fatto alcun riferimento al presunto avvelenamento, per via auricolare, del Duca, senza la cui conoscenza, la lettera medesima è, del tutto, incomprensibile), e si “appella” fiducioso a tali Onorevoli Membri, perché pongano rimedio a tale “lacuna”, mediante un breve studio o articolo ex professo”  su tale vicenda (indagata più di un secolo fa da Elisa Viani, nel 1902, ma da correlarsi, ora, specificamente al “carteggio” aretiniano), a cura  di studioso di Loro fiducia e, da Loro medesimi, destinato alla pubblicazione su una rivista a carattere letterario

Una rimediabile lacuna (1.11 MB)

 
Editoriale di Saul Gerevini e Corrado Panzieri, fondatori dell’Istituto Studi Floriani
Scritto da Saul Gerevini e Corrado Panzieri   
Venerdì 30 Ottobre 2020 18:49

470 anni fa, Michelangelo Florio, avendo aderito alla Riforma protestante e per sfuggire all'Inquisizione romana, arrivava a Londra il 1° novembre 1550.

Il 1° novembre del 1550, Michelangelo Florio, avendo aderito alla Riforma protestante e per sfuggire all'Inquisizione romana, giungeva a Londra, dopo un lungo e periglioso viaggio di quasi sei mesi, iniziato con la sua fuga da Roma, il 4 maggio del medesimo anno.

Quest'anno, il 1° novembre 2020, ricorrono 470 anni da quella data “fatidica”.

In quel giorno, iniziava simbolicamente quel  vero e proprio trasferimento, in Inghilterra, della conoscenza dei capolavori del nostro Rinascimento di cui Michelangelo Florio e il figlio, John Florio, furono i massimi e più appassionati propagatori alla corte londinese.

Questa importante ricorrenza merita una particolare celebrazione e, a tal riguardo, siamo stati lieti di onorare tale anniversario, mediante la pubblicazione, su questo sito, in data 26 ottobre 2020,  di una trilogia di studi, a opera di Massimo Oro Nobili, riguardanti proprio l'influenza della tradizione teatrale italiana sull'opera shakespeariana. In particolare, in questo studi, si investiga sull'influenza delle Accademie rinascimentali senesi su John Florio (grande studioso di esse, come mostra l'elenco delle 252 opere in volgare, che egli certifica di aver letto per la predisposizione del suo dizionario del 1611) e sulle opere shakespeariane (Siena fu, nel Rinascimento, uno dei più importanti centri culturali italiani ed europei, per la presenza di due fondamentali istituzioni, fondate pressoché coevamente  e fucine di opere teatrali meravigliose, la Congrega dei Rozzi (1531) - solo, successivamente (1690) "Accademia" - e l'Accademia degli Intronati, la quale fu la prima a dotarsi, nel mondo, di precise regole):

1)  Un primo studio concerne l'influenza della commedia “Gl’Ingannati” (1537) dell’Accademia degli Intronati di Siena, su “Twelfth Night”: il “trait d’union” è  John Florio; 

 

2) Un secondo studio riguarda l’appellativo “Resolute” che John Florio si attribuì nel 1591, nell’epistola “To the Reader”, del suo secondo manuale di apprendimento linguistico (Second Frutes"); si trattava di un “nome accademico”, sulla scia di quanto avveniva nelle accademie senesi e italiane; un nome che era stato già adottato da uno dei più importanti fondatori (nell’ottobre 1531) della Congrega dei Rozzi di Siena, Angelo Cenni, detto il “Risoluto”;

3)  Un terzo studio indaga sull’influenza del dittico “Sacrificio-Ingannati”, dell’Accademia degli Intronati di Siena, sulla trama di “Love’s Labour’s Love”: anche in questo caso, il “trait d’union” è  sempre John Florio.

Non ci resta che augurarVi una buona lettura!

 

 
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