Mercoledì 14 Aprile 2021
Massimo Nobili
John Florio:da Gl’Ingannati (Accademia degli Intronati di Siena) a “Twelfth Night” (Shakespeare) PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili ripercorre tutta una serie di autorevoli studi, che si sono pronunciati circa la fonte di Twelfth Night, rinvenibile nella commedia de “Gl’Ingannati” (Accademia degli Intronati), pubblicata, nelle edizioni del ‘500, in “dittico”, col titolo “Sacrificio, Comedia” (che John Florio certifica di aver letto per il dizionario del 1611). Nobili dimostra anche come John Florio avesse correttamente tradotto in inglese, nei suoi dizionari, numerose parole dialettali del volgare italiano del ‘500, contenute ne “Gl’Ingannati” e ritiene, in base a numerose considerazioni, che proprio John Florio fosse il “trait d’union” fra Gl’Ingannati e Twelfth Night e l’unico in grado di comprendere perfettamente la splendida commedia degli Intronati e di rielaborarla innovativamente, in inglese (ma mantenendone sostanzialmente invariata la trama), in Twelfth Night.

Gl'ingannati (1.19 MB)

 
John Florio e il "complotto" per uccidere Amleto PDF  | Stampa |

Saul Gerevini e Massimo Oro Nobili riprendono, in queste brevi note, un interessante tema già acutamente segnalato da Saul Gerevini, ben dodici anni fa, nel 2008: quello della rappresentazione, nella trama dell’Amleto, di una delle operazioni spionistiche storicamente più avvincenti, quella che rese possibile sventare un complotto, ordito da Anthony Babington, per uccidere la Regina Elisabetta. Si trattò di un’operazione spionistica straordinaria, che ebbe il proprio “crocevia” proprio in quell’Ambasciata francese ove John Florio era operativo!  L’inserzione di tale sensazionale vicenda nell’Amleto appare come una sorta di firma, di autobiografica impronta di John Florio!

Il complotto per uccidere Amleto (518.79 kB)

 
UN "ACCIDENTE ISTRANO", ovvero Un racconto verosimile sulla genesi di Amleto PDF  | Stampa |

Quello che qui si riferisce è un racconto. Ma si tratta di un racconto che Marianna Iannaccone e Massimo Oro Nobili basano su inoppugnabili documenti esistenti; un racconto del tutto verosimile a quanto potrebbe essere realmente accaduto. Un incontro che sarebbe avvenuto a Venezia tra i due amici, di vecchia data, Pietro Aretino e Michelangelo Florio, nel quale Aretino avrebbe rivelato a Florio la vicenda del presunto avvelenamento del Duca d'Urbino per via auricolare; una morte della quale Aretino conosceva ogni risvolto e che aveva definito  come un “accidente istrano”. Nel racconto, Aretino, alla fine dell’incontro, addirittura mostrerà a Michelangelo, stupefatto, un documento prezioso, documentatamente in suo possesso:  il  forbito processo d’accusa dei dotti giureconsulti d’Urbino, nel quale si descriveva dettagliatamente l’inusitato avvelenamento del Duca… che (guarda caso!) sarebbe divenuto, qualche decennio dopo, la fonte storica italiana del teatrale avvelenamento, per via auricolare, del Re Amleto. E’, in conclusione, il racconto di un incontro, che sarebbe stato talmente importante e significativo, al punto che  Michelangelo avrebbe sentito l'assoluta urgenza di narrarlo a suo figlio Giovanni, pochi giorni prima che questi, abbandonando l’ala paterna,  avesse iniziato la sua formativa esperienza di studi a Tubinga. 

Un accidente istrano (1.06 MB)

 
Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento PDF  | Stampa |

Si tratta di un ampio studio di Massimo Oro Nobili: il “fil rouge” è la recente splendida mostra “Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento” (Uffizi-27.11.2019/1°.3.2020). L’eccezionale “Catalogo” della mostra (a opera dei curatori, Anna Bisceglia, Matteo Ceriana, Paolo Procaccioli) è posto a confronto con l’analogo “Catalogo” (a cura di Jonathan Bate e Dora Thornton) per la mostra su “Shakespeare staging the world” (British Museum -2012). Nobili propone di allestire, in futuro, una nuova mostra (col coinvolgimento anche di anglisti), con riguardo a “L’influenza di Aretino e Tiziano sulle opere di Shakespeare: Hamlet, Winter’s Tale, Venus and Adonis”. Ad avviso di Nobili, il “trait d’union” (con le opere shakespeariane) è John Florio (un “ghost-writer”, proprio come già era stato anche Aretino), ritenuto, come il più grande, insuperato e documentato, studioso di Aretino di tutti i tempi. Tre gli esempi dell’auspicata nuova mostra:

1) Il ritratto tizianesco (con sonetto aretiniano) del Duca d’Urbino Francesco Maria della Rovere (Uffizi), che influenzò (G. Bullough, 1935) la descrizione shakespeariana del Re Amleto, avvelenato per via auricolare, come si riteneva lo fosse stato il Duca.

2) Il ritratto “tizianesco” di Giovanni dalle Bande Nere (Gian Paolo Pace - Uffizi), nei cui colori  della vita il “calco” mortuario in gesso del volto di Giovanni (opera di Giulio Romano) “resuscita”, come narrato da Aretino (Corrado Ricci-1929): una vicenda commoventissima che, grazie a John Florio, pervenne nel “Racconto d’Inverno” shakespeariano, ove la statua della Regina Ermione (anch’essa - guarda caso! - opera di Giulio Romano!), parimenti “prende vita”.

3) Il poemetto shakespeariano “Venere e Adone” (1593), che (Erwin Panofsky, 1969) non è altro che  la “parafrasi del dipinto Venere e Adone” di Tiziano (la copia in Palazzo Barberini- N. Magri 2014), proprio come i componimenti ecfrastici di Aretino relativi ai ritratti tizianeschi! Appare, infatti, non più eludibile approfondire gli studi sull’influenza di Aretino (e Tiziano) sulle opere shakespeariane, che tuttora condizionano fortemente l’attuale cultura mondiale.

Note sulla mostra Aretino (4.7 MB)

 
“Floreat ultra Florius”: che John Florio non sia dimenticato! PDF  | Stampa |

M.O. Nobili riferisce brevemente su due recenti studi del Prof. Manfred Pfister (“Floreat Florio”, 2015) e del Prof. Hermann G. Haller (“‘Floreat Florius’:un promotore della lingua e cultura italiana negli anni di Shakespeare”, 2018), che sottolineano, già nel titolo, l’auspicio di tali autorevoli studiosi, circa l’importanza degli studi sulle opere di John Florio, a evitare che la sua figura sia dimenticata!Tali studi, nel loro titolo, ricordano la parte dell’epigramma latino che John Florio pose in calce al suo ritratto, nel dizionario del 1611: “Floreat ultra Florius”, “Che Florio fiorisca ulteriormente”, cioè anche dopo il 1611!

Floreat ultra, Florius (397.66 kB)

 
Luigi Groto, John Florio e Shakespeare: spunti per una ricerca PDF  | Stampa |

M. O. Nobili indaga sulla figura di Luigi Groto,  un letterato, invero, oggi poco conosciuto in Italia, attraverso gli studi fondamentali della Prof. Barbara Spaggiari sui rapporti fra le opere di Luigi Groto e quelle di Shakespeare (in particolare, fra la tragedia Adriana di Groto e il dramma Romeo and Juliet di Shakespeare).John Florio è, anche in questo caso, ritenuto dalla Prof. Spaggiari come una sorta di “informatore” di Shakespeare, un “mediatore linguistico” [traduttore].Intertestualità”, o “imitatio(rielaborazione innovativa -nella lingua inglese, nella specie- di testi letterari italiani preesistenti), o “innovatio”? Aldilà della terminologia, e affrontando il profilo sostanziale della questione, i “prestitifloriani in Shakespeare presuppongono, a nostro avviso, un’esegesi e un’analisi linguistica delle “fonti” italiane rinascimentali, che solo Florio poteva eseguire sui testi scritti italiani! Infine, si segnalano (come già illustrato da Marianna Iannaccone) due studi pubblicati in un medesimo recente volume (2017): 1) lo studio di Robert Henke evidenzia come la Commedia dell’arte italiana  influì sull’opera di Shakespeare (specie  tramite Angelo Beolco, detto Ruzzante); le 26 opere (lette da John Florio) facenti parte di questo genere comprendono anche 3 opere di Luigi Groto;  2) lo studio di Giulia Harding e Chris Stamatakis rileva che, già dal 1575, John Florio non era solo un mero studioso della lingua e della cultura italiana, ma era anche collegato con il mondo teatrale inglese, tanto che importanti componenti della compagnia dei “Leicester’s men” gli tributarono versi di lode in apertura dei “First Fruits” del 1578 (una prova documentale assai importante!).

Luigi Groto (677.19 kB)

 
Riflessioni sulla pièce teatrale di Stefano Reali “Shakespeare & Cervantes in Ghost Writer”. PDF  | Stampa |

La pièce teatrale di Stefano Reali, “Shakespeare & Cervantes in Ghost Writer” (rappresentata a giugno del 2019 nel Silvano Toti Globe Theatre di Roma) costituisce un’opera teatrale unica nel suo genere, avendo il merito di far rivivere sul palcoscenico la vicenda straordinaria di Michelangelo e John Florio, gli autori (secondo la “tesi floriana” di Santi Paladino -1955) delle opere di Shakespeare. M. O. Nobili prende spunto da tale opera teatrale, per alcune brevi riflessioni e per pubblicare anche (in Appendice I) il nutrito elenco degli studi (di accademici e di studiosi indipendenti), che sostengono, con argomentazioni oggettivamente autorevoli, l’authorship di John Florio.

Riflessioni sulla pièce teatrale di Stefano Reali (538.05 kB)

 
La Rivista dell’Accademia dei Rozzi (n. 51/2019) PDF  | Stampa |

 

La Rivista dell’Accademia dei Rozzi (n. 51/2019): Michelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare? (a cura  di Istituto di Studi Floriani)

Dopo l’Accademia della Crusca (fondata a Firenze nel 1585) - che, nel proprio comunicato del 13 novembre 2013, celebrava, in termini entusiastici, il vocabolario italiano-inglese di John Florio del 1598 (in occasione della pubblicazione di tale dizionario, A Worlde of Wordesa critical edition, with an introduction by Herman W. Haller, corrispondente estero dell’Accademia, University of Toronto Press, 2013) -  nel 2019, è ora anche la Rivista della storica Accademia dei Rozzi (la più antica Accademia senese, fondata nel 1531) a occuparsi di Michelangelo Florio e del figlio John Florio, pubblicando una breve presentazione (a cura di Istituto di Studi Floriani)  sullo stato degli studi concernenti il rapporto fra tali illustri (ma poco conosciuti) umanisti e Shakespeare, dal titolo: “Michelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare?” (l'Istituto di Studi Floriani è, nei fatti, un'altra vera e propria Accademia, fondata da Corrado Sergio Panzieri e Saul Gerevini)

L’auspicio è, al tempo stesso, anche quello di gettare qualche ulteriore luce sul teatro dei Rozzi!

Nel ringraziare doverosamente la Rivista e tutta l’Accademia dei Rozzi, previa gentile autorizzazione, indichiamo qui di seguito il link ufficiale della Rivista ove è pubblicato on-line l'intero, interessantissimo, fascicolo di tale Rivista,  Anno XXVI/2 - 2019 - N. 51; lo studio (a cura di Istituto di Studi Floriani) concernenteMichelangelo e John Florio: che rapporto con Shakespeare?può leggersi alle pp. 88-91:

  http://www.accademiadeirozzi.it/riviste/ 

 

Si segnala, infine, che “La Rivista [dell'Accademia dei Rozzi] invita gli studiosi di questa querelle ad intervenire con contributi argomentati”.

 
Alberico Gentili e John Florio PDF  | Stampa |

Autorevoli studiosi della vita e delle opere di John Florio hanno sottolineato come vi sia una prova documentale e inconfutabile, che dimostra l’importante rapporto di amicizia e di stima che legò i due grandi esuli a Londra, per motivi di religione, il Giurista Alberico Gentili e il letterato John Florio.

Ci si intende riferire alla presenza, di un sonetto di Alberico Gentili, che fu pubblicato da John Florio, nel suo dizionario del 1611, intitolato Queen’s Anna New Worlde of Wordes1; tale dizionario del 1611, seguiva a quello precedente di John Florio del 1598, intitolato A Worlde of Wordes .

Il sonetto di Alberico Gentili è pubblicato subito dopo il frontespizio dell?opera e dopo le due dediche dello stesso John (in italiano e in inglese) indirizzate alla Regina Anna d?Inghilterra, moglie del Re Giacomo I.

Gentili e Florio (364.8 kB)

 
Aretino (amico di M. Florio) e la fonte storica italiana dell’Amleto PDF  | Stampa |
M.O. Nobili si cimenta in uno studio sull’individuazione del documento contenente la fonte storica italiana dell’Amleto, un’opera che ha un’influenza incalcolabile  sulla cultura mondiale (per Harold Bloom, “Dopo Gesù, Amleto è la figura più citata nella coscienza occidentale). Studi consolidati hanno acclarato, inequivocabilmente, che la fonte storica italiana dell’Amleto (e, in particolare, della recita a corte) è il presunto avvelenamento, attraverso le orecchie, del Duca d’Urbino, Francesco Maria I della Rovere, morto il 21 ottobre 1538 (Prof. Geoffrey Bullough [1935, 1978] e Prof. Giorgio Melchiori  [1994], anche sulla base di un precedente studio di Elisa Viani [1902]); allo stesso modo, viene ucciso il Re Amleto! L’Autore individua il documento scritto relativo a tale vicenda italiana; infatti, il Drammaturgo afferma che si tratta di una “storia documentata e scritta in italiano molto elegante” (Amleto III, ii, 256-257). Tale documento, ad avviso dell’A., è il fine e forbito documento giudiziario d’accusa (basato sulla confessione del barbiere del Duca), cioè il “processo ordito da’ ministri d’Urbino”, su ordine di Guidobaldo (figlio del Duca ucciso); “copia” di tale documento fu inviata da uno dei due presunti mandanti,  Luigi Gonzaga (lettera del 17 aprile 1540), insieme con la promessa di alcuni scudi, al “divino” Aretino, in quanto incaricato di studiare la documentazione, nella qualità di vero e proprio remunerato difensore di Luigi Gonzaga, nel processo medesimo, con forte risonanza mediatica. Aretino era, a sua volta, amico del, parimenti toscano, Michelangelo Florio (come da documentato carteggio); e a lui, a Venezia, dovette, verosimilmente, raccontare tale vicenda e soprattutto il fatto di possedere una copia del predetto documento, proveniente da una delle Corti più autorevoli d’Europa, nel quale si accusava espressamente Luigi Gonzaga di essere uno dei mandanti di un avvelenamento che, per le sue modalità, non aveva precedenti; “un caso unico nell’intera storia del teatro e della letteratura (Prof. Giovanni Ricci -2005). Anche John Florio conosceva tale vicenda, che - oltre a essergli stata, verosimilmente, raccontata (o tramandata tramite scritti) dal padre Michelangelo - è, comunque, descritta nelle Lettere inviate da Aretino e in quelle da lui ricevute (che il medesimo Johncertifica di aver letto per predisporre il suo dizionario del 1598 - si veda l’Appendice I, in calce allo studio, riferimenti bibliografici No. 65 e No. 18).
 
 
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