Martedì 30 Novembre 2021
Massimo Nobili
Marc Goldschmit, John Florio sous le masque de Shake-speare (2016) - Recensione PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili, dedica qui una breve recensione all'importante studio del Prof. Marc Goldschmit (Professeur agrégé de philosophie), John Florio sous le masque de Shake-speare (2016) [John Florio sotto la maschera di Shake-speare]; uno studio che mantiene tutta la sua originalità e attualità, anche a distanza di oltre quattro anni dalla sua pubblicazione. In tale recensione (che è anche l'occasione per svolgere ulteriori brevi riflessioni sul tema) si dà brevemente conto, partitamente, del contenuto dei cinque paragrafi che compongono lo studio medesimo.

John Florio sous le masque de Shake-speare (978.14 kB)

 
Una rimediabile “lacuna” negli studi del “carteggio” aretiniano PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili - fortuitamente immersosi negli studi aretiniani  nell’ambito dei propri studi su John Florio (grandissimo conoscitore delle opere di Aretino) - segnala “costruttivamente” all’attenzione degli  Onorevoli Membri del Comitato Scientifico della prestigiosa “Edizione Nazionale delle Opere di  Pietro Aretino”, una rimediabile “lacuna” da lui rilevata, nell’ambito degli studi aretiniani, riguardante il fondamentale “carteggio” aretiniano (ben otto lettere!) relativo alla “presunta” morte per avvelenamento, per via auricolare, del Duca d’Urbino Francesco Maria I della Rovere (dedicatario del Primo libro delle Lettere e “personaggio chiave” dell’intero “corpus” del “carteggio” aretiniano); Nobili considera, in particolare, tre edizioni “critiche” (due pubblicate nel 1998 e una nel 2000) della fondamentale lettera di Aretino a Luigi Gonzaga, con data 21 agosto 1538 (ove non è fatto alcun riferimento al presunto avvelenamento, per via auricolare, del Duca, senza la cui conoscenza, la lettera medesima è, del tutto, incomprensibile), e si “appella” fiducioso a tali Onorevoli Membri, perché pongano rimedio a tale “lacuna”, mediante un breve studio o articolo ex professo”  su tale vicenda (indagata più di un secolo fa da Elisa Viani, nel 1902, ma da correlarsi, ora, specificamente al “carteggio” aretiniano), a cura  di studioso di Loro fiducia e, da Loro medesimi, destinato alla pubblicazione su una rivista a carattere letterario

Una rimediabile lacuna (1.11 MB)

 
Il “dittico” “Il Sacrificio-Gl’Ingannati” (Accademia degli Intronati) come fonte della trama di “Love’s Labour’s Lost”: John Florio come “ghost-writer”. PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili riferisce la tesi proposta dalla valente studiosa australiana, esperta di cose senesi, Prof. Nerida Everard Newbigin (1979), secondo cui il “dittico” “Il Sacrificio - Gl'Ingannati” dell'Accademia degli Intronati di Siena, è la fonte della trama di “Love's Labour's Lost” di Shakespeare; tesi confermata anche dalla Prof. Marzia Pieri (2009). In queste note, Nobili cerca di addurre ulteriori elementi a sostegno della predetta tesi, sostenendo la “tesi Floriana” (1955), secondo cui fu John Florio il “ghost-writer” delle opere shakespeariane; John Florio certifica, infatti, nel dizionario del 1611, di aver letto il “Sacrificio” degli Intronati (pubblicato, sino a quell'anno, come dittico “Il Sacrificio-Gl'Ingannati"). Infine, è John Florio, il “cultore delle lingue”, per antonomasia (nella Londra dell'epoca), a celebrare “a great feast of languages” (“un gran banchetto, una gran festa delle lingue”), proprio come si legge in Love's Labour's Lost ! “William di Stratford sta emergendo come il prestanome di John Florio” (Prof. Laura Orsi, 2017).

Il Sacrificio-Gl’Ingannati (1.08 MB)

 
Da Angelo Cenni il “Risoluto” al “Resolute” John Florio. PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili concorda con la tesi avanzata dalla Prof. Laura Orsi (2016) circa il fatto che l'appellativo “Resolute” (che John Florio si attribuì nel 1591) sia “un nome 'accademico' vero e proprio”. Nobili prende atto delle sterminate letture, da parte di John Florio, degli Accademici italiani rinascimentali (elencate nel dizionario del 1611) e, pur considerando un modesto campione di esse, propone la tesi che John Florio abbia seguito (nel suo appellativo inglese) le orme del commediografo Angelo Cenni, detto il “Risoluto”, uno dei fondatori e più illustri soci della Congrega dei Rozzi di Siena.

Genesi Resolute (1.2 MB)

 
John Florio:da Gl’Ingannati (Accademia degli Intronati di Siena) a “Twelfth Night” (Shakespeare) PDF  | Stampa |

Massimo Oro Nobili ripercorre tutta una serie di autorevoli studi, che si sono pronunciati circa la fonte di Twelfth Night, rinvenibile nella commedia de “Gl’Ingannati” (Accademia degli Intronati), pubblicata, nelle edizioni del ‘500, in “dittico”, col titolo “Sacrificio, Comedia” (che John Florio certifica di aver letto per il dizionario del 1611). Nobili dimostra anche come John Florio avesse correttamente tradotto in inglese, nei suoi dizionari, numerose parole dialettali del volgare italiano del ‘500, contenute ne “Gl’Ingannati” e ritiene, in base a numerose considerazioni, che proprio John Florio fosse il “trait d’union” fra Gl’Ingannati e Twelfth Night e l’unico in grado di comprendere perfettamente la splendida commedia degli Intronati e di rielaborarla innovativamente, in inglese (ma mantenendone sostanzialmente invariata la trama), in Twelfth Night.

Gl'ingannati (1.19 MB)

 
John Florio e il "complotto" per uccidere Amleto PDF  | Stampa |

Saul Gerevini e Massimo Oro Nobili riprendono, in queste brevi note, un interessante tema già acutamente segnalato da Saul Gerevini, ben dodici anni fa, nel 2008: quello della rappresentazione, nella trama dell’Amleto, di una delle operazioni spionistiche storicamente più avvincenti, quella che rese possibile sventare un complotto, ordito da Anthony Babington, per uccidere la Regina Elisabetta. Si trattò di un’operazione spionistica straordinaria, che ebbe il proprio “crocevia” proprio in quell’Ambasciata francese ove John Florio era operativo!  L’inserzione di tale sensazionale vicenda nell’Amleto appare come una sorta di firma, di autobiografica impronta di John Florio!

Il complotto per uccidere Amleto (518.79 kB)

 
UN "ACCIDENTE ISTRANO", ovvero Un racconto verosimile sulla genesi di Amleto PDF  | Stampa |

Quello che qui si riferisce è un racconto. Ma si tratta di un racconto che Marianna Iannaccone e Massimo Oro Nobili basano su inoppugnabili documenti esistenti; un racconto del tutto verosimile a quanto potrebbe essere realmente accaduto. Un incontro che sarebbe avvenuto a Venezia tra i due amici, di vecchia data, Pietro Aretino e Michelangelo Florio, nel quale Aretino avrebbe rivelato a Florio la vicenda del presunto avvelenamento del Duca d'Urbino per via auricolare; una morte della quale Aretino conosceva ogni risvolto e che aveva definito  come un “accidente istrano”. Nel racconto, Aretino, alla fine dell’incontro, addirittura mostrerà a Michelangelo, stupefatto, un documento prezioso, documentatamente in suo possesso:  il  forbito processo d’accusa dei dotti giureconsulti d’Urbino, nel quale si descriveva dettagliatamente l’inusitato avvelenamento del Duca… che (guarda caso!) sarebbe divenuto, qualche decennio dopo, la fonte storica italiana del teatrale avvelenamento, per via auricolare, del Re Amleto. E’, in conclusione, il racconto di un incontro, che sarebbe stato talmente importante e significativo, al punto che  Michelangelo avrebbe sentito l'assoluta urgenza di narrarlo a suo figlio Giovanni, pochi giorni prima che questi, abbandonando l’ala paterna,  avesse iniziato la sua formativa esperienza di studi a Tubinga. 

Un accidente istrano (1.06 MB)

 
Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento PDF  | Stampa |

Si tratta di un ampio studio di Massimo Oro Nobili: il “fil rouge” è la recente splendida mostra “Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento” (Uffizi-27.11.2019/1°.3.2020). L’eccezionale “Catalogo” della mostra (a opera dei curatori, Anna Bisceglia, Matteo Ceriana, Paolo Procaccioli) è posto a confronto con l’analogo “Catalogo” (a cura di Jonathan Bate e Dora Thornton) per la mostra su “Shakespeare staging the world” (British Museum -2012). Nobili propone di allestire, in futuro, una nuova mostra (col coinvolgimento anche di anglisti), con riguardo a “L’influenza di Aretino e Tiziano sulle opere di Shakespeare: Hamlet, Winter’s Tale, Venus and Adonis”. Ad avviso di Nobili, il “trait d’union” (con le opere shakespeariane) è John Florio (un “ghost-writer”, proprio come già era stato anche Aretino), ritenuto, come il più grande, insuperato e documentato, studioso di Aretino di tutti i tempi. Tre gli esempi dell’auspicata nuova mostra:

1) Il ritratto tizianesco (con sonetto aretiniano) del Duca d’Urbino Francesco Maria della Rovere (Uffizi), che influenzò (G. Bullough, 1935) la descrizione shakespeariana del Re Amleto, avvelenato per via auricolare, come si riteneva lo fosse stato il Duca.

2) Il ritratto “tizianesco” di Giovanni dalle Bande Nere (Gian Paolo Pace - Uffizi), nei cui colori  della vita il “calco” mortuario in gesso del volto di Giovanni (opera di Giulio Romano) “resuscita”, come narrato da Aretino (Corrado Ricci-1929): una vicenda commoventissima che, grazie a John Florio, pervenne nel “Racconto d’Inverno” shakespeariano, ove la statua della Regina Ermione (anch’essa - guarda caso! - opera di Giulio Romano!), parimenti “prende vita”.

3) Il poemetto shakespeariano “Venere e Adone” (1593), che (Erwin Panofsky, 1969) non è altro che  la “parafrasi del dipinto Venere e Adone” di Tiziano (la copia in Palazzo Barberini- N. Magri 2014), proprio come i componimenti ecfrastici di Aretino relativi ai ritratti tizianeschi! Appare, infatti, non più eludibile approfondire gli studi sull’influenza di Aretino (e Tiziano) sulle opere shakespeariane, che tuttora condizionano fortemente l’attuale cultura mondiale.

Note sulla mostra Aretino (4.7 MB)

 
“Floreat ultra Florius”: che John Florio non sia dimenticato! PDF  | Stampa |

M.O. Nobili riferisce brevemente su due recenti studi del Prof. Manfred Pfister (“Floreat Florio”, 2015) e del Prof. Hermann G. Haller (“‘Floreat Florius’:un promotore della lingua e cultura italiana negli anni di Shakespeare”, 2018), che sottolineano, già nel titolo, l’auspicio di tali autorevoli studiosi, circa l’importanza degli studi sulle opere di John Florio, a evitare che la sua figura sia dimenticata!Tali studi, nel loro titolo, ricordano la parte dell’epigramma latino che John Florio pose in calce al suo ritratto, nel dizionario del 1611: “Floreat ultra Florius”, “Che Florio fiorisca ulteriormente”, cioè anche dopo il 1611!

Floreat ultra, Florius (397.66 kB)

 
Luigi Groto, John Florio e Shakespeare: spunti per una ricerca PDF  | Stampa |

M. O. Nobili indaga sulla figura di Luigi Groto,  un letterato, invero, oggi poco conosciuto in Italia, attraverso gli studi fondamentali della Prof. Barbara Spaggiari sui rapporti fra le opere di Luigi Groto e quelle di Shakespeare (in particolare, fra la tragedia Adriana di Groto e il dramma Romeo and Juliet di Shakespeare).John Florio è, anche in questo caso, ritenuto dalla Prof. Spaggiari come una sorta di “informatore” di Shakespeare, un “mediatore linguistico” [traduttore].Intertestualità”, o “imitatio(rielaborazione innovativa -nella lingua inglese, nella specie- di testi letterari italiani preesistenti), o “innovatio”? Aldilà della terminologia, e affrontando il profilo sostanziale della questione, i “prestitifloriani in Shakespeare presuppongono, a nostro avviso, un’esegesi e un’analisi linguistica delle “fonti” italiane rinascimentali, che solo Florio poteva eseguire sui testi scritti italiani! Infine, si segnalano (come già illustrato da Marianna Iannaccone) due studi pubblicati in un medesimo recente volume (2017): 1) lo studio di Robert Henke evidenzia come la Commedia dell’arte italiana  influì sull’opera di Shakespeare (specie  tramite Angelo Beolco, detto Ruzzante); le 26 opere (lette da John Florio) facenti parte di questo genere comprendono anche 3 opere di Luigi Groto;  2) lo studio di Giulia Harding e Chris Stamatakis rileva che, già dal 1575, John Florio non era solo un mero studioso della lingua e della cultura italiana, ma era anche collegato con il mondo teatrale inglese, tanto che importanti componenti della compagnia dei “Leicester’s men” gli tributarono versi di lode in apertura dei “First Fruits” del 1578 (una prova documentale assai importante!).

Luigi Groto (677.19 kB)

 
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