Venerdì 04 Dicembre 2020
I sicomori
Scritto da Davide Gucci   
Giovedì 21 Marzo 2019 00:59

In questo articolo Davide Gucci, rispondendo a certi studiosi che obiettano l'esistenza di sicomori a Verona, come suggerito invece nel Romeo e Giulietta di Shakespeare, ricostruisce un percorso storico e botanico che, contrariamente a chi sostiene l'opposto, certifica l'esistenza di sicomori a Verona come indicato da Shakespeare.

Ancora una volta il tentativo di dimostrare la poca competenza che Shakespeare aveva dell'Italia si è vanificata in presenza di dati certi e documentati in maniera opportuna.

I sicomori (424.1 kB)

 
The genesis of John Florio’s first dictionary (1598): ideas for a research
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Sabato 09 Marzo 2019 19:33

Massimo Oro Nobili, on the basis of  the studies by Frances Yates (1934) and by Prof. Lamberto Tassinari (2008), points out that: on the one hand, (i) in the address “To the Reader” of his  first dictionary (1598), John Florio emphasizes  the fundamental importance of his father Michelangelo’s monolingual manuscript Italian dictionary, on the genesis of his own bilingual Italian-English dictionary; on the other hand, (ii) in the “Epistle Dedicatorie” of the same bilingual dictionary, John clearly and openly claims his own exclusive merits in the translation of Italian words into English. It was practically impossible for John to create his first grandiose bilingual vocabulary by himself, without the basis of an extended Italian monolingual dictionary! It is a very important, documentedmodus operandi”: the paternal “materials” are reworked and translated into English by John!  It is amodus operandi”that, in accordance with “the Floriana thesis” by Santi Paladino, will be replicated also in Second Fruits and still in the plays that will be attributed to William of Stratford. 

 

The genesis of John Florio's first dictionary (278.83 kB)

 
La genesi del primo dizionario di John Florio (1598): spunti per una ricerca
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Sabato 09 Marzo 2019 19:32

Massimo Oro Nobili, sulla base degli studi di Frances Yates (1934) e del Prof. Lamberto Tassinari (2008), sottolinea come: da un lato, (i) nell’indirizzo “To the Reader” del suo primo dizionario (1598),  John Florio enfatizza la fondamentale importanza del manoscritto monolingue dizionario italiano del padre di Michelangelo, sulla genesi del proprio dizionario bilingueitaliano-inglese; d’altro lato,  (ii) nell’“Epistle Dedicatorie” dello stesso suo dizionario bilingue, John rivendica, in modo chiaro e netto, i propri esclusivi meriti nella fase della traduzione dei vocaboli italiani in inglese.Era praticamente impossibile per John creare da solo il suo primo grandioso vocabolario bilingue, senza la base di un esteso dizionario monolingue italiano! Si tratta di un documentatomodus operandi”: i “materiali” paterni sono rielaborati e tradotti in inglese da John! Si tratta diun “modus operandi” che, giusta “la tesi floriana” di Santi Paladino, sarà replicato anche nei Second Fruits  e ancora nelle opere teatrali che saranno attribuite a William di Stratford

La genesi del dizionario di John Florio del 1598 (612.03 kB)

 
Il Decameron di Boccaccio e Romeo e Giulietta di Shakespeare
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Sabato 09 Marzo 2019 19:30
Massimo Oro Nobili  prende spunto dal Decameron di Boccaccio - [opera, di cui la prima intera traduzione in inglese, in forma anonima (1620), è ascrivibile, secondo attribuzioni più volte confermate,  a John Florio e che compare fra i libri da lui già letti per il suo primo dizionario del 1598] - e in particolare dalla 4^ novella della 5^ giornata, concernente l’amore fra Caterina e Ricciardo (la “novella dell’usignolo”); l’A. esamina tale novella comica, ritenuta -sulla base di pregressi studi [di Franco Ricordi (2011) e di Laura Orsi (2016)]- ulteriore fonte (accanto alle fonti tradizionali) di Romeo e Giulietta,  sottolineandone i parallelismi (e le differenze) rispetto alla tragica vicenda ambientata a Verona
 
At the beginning of the study, an abstract is also available in English language.
 
 
La volpe e il leone
Scritto da Administrator   
Martedì 05 Febbraio 2019 20:14

Shakespeare vs. Cervantes

La Volpe e il Leone

Chi ha scritto veramente i capolavori firmati da William Shakespeare?

E cosa ha a che fare questo, con Miguel De Cervantes?

Un mistero che dura da quattro secoli…

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Ogni nazione europea ha avuto un proprio Poeta Nazionale che ne ha esaltato la rispettiva Lingua. Dante, Goethe, Cervantes, Montaigne, Shakespeare, hanno scritto opere che li hanno resi dei Poeti Immortali. Ma che sappiamo di loro, come uomini? Chi hanno odiato, chi hanno amato, di cosa hanno avuto paura, in un momento in cui l’Europa era sotto il giogo della Santa Inquisizione, ovvero il più potente e pericoloso nemico della Cultura, e della Vita Umana, che la Storia abbia mai conosciuto?

 

27 ottobre del 1571. In un reparto dell’ ospedale di Messina, il giovanissimo Miguel de Cervantes, che vive da sei anni in Italia, ed è reduce dalla Battaglia di Lepanto, riceve la visita inaspettata di John Florio, un giovane poeta inglese in grado, misteriosamente, di parlare in perfetto italiano. Cervantes è uno spagnolo dal sangue bollente, e forse per invidia, o forse per indignazione, si scatena immediatamente in un conflitto con il suo collega inglese. Cervantes non riesce a spiegarsi perché Florio, che sembra avere un talento sfavillante, non voglia firmare i suoi lavori, e lascia che vengano attribuiti ad un altro. Quale mistero si cela dietro al suo rifiuto di apparire? Ne nasce un duello tra due scrittori che, tranne che sull’amore per la stessa Donna, faranno scontrare i loro due modi di pensare opposti: è meglio esporsi, e rischiare una vita breve, anche da un punto di vista letterario, oppure è meglio nascondersi, e garantirsi tranquillità imperitura, anche se con l’amarezza di vedere attribuita ad un altro la celebrazione del proprio talento? Il duello si scatenerà in accuse, offese, invettive, tradimenti, sarcasmo, sfide di sciabola all’ ultimo sangue, che faranno esplodere uno dietro l’altro una serie di colpi di scena incredibili, ma storicamente documentati, su quanto l’allora nascente Lingua Inglese abbia letteralmente depredato il Rinascimento Italiano. E verrà fatta luce su quella che probabilmente è la più colossale frode letteraria degli ultimi quattro secoli: chi potrebbe nascondersi, in realtà, dietro la firma di William Shakespeare?

 

 
Michelangelo Florio’s incarceration and Hamlet’s Danish “prison”: ideas for a study
Scritto da Massimo Oro Nobili   
Martedì 05 Febbraio 2019 20:11

"Massimo Oro Nobili outlines some ideas for a research, which correlates the situation of Michelangelo to that of Hamlet: 1) Michelangelo Florio’s incarceration in Tor di Nona, in Rome (with the torments and anguishes of a person accused of heresy, also due to the length of the Inquisition trial, to the delay of justice, which Hamlet also complains about, in his monologue, when he complains about “law’s delay”); 2) and Hamlet’s Danish “prison” (the Dramatist defines Denmark, where the action of drama takes place, not as an abstract entity, but as a real “prison”, architecturally structured in “many confines, wards, and dungeons”).

Michelangelo Florio's incarceration (278.46 kB)

 
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